PUMA
Istituto di Scienza e Tecnologie dell'Informazione     
Anselmo L. L'osservazione dei satelliti artificiali. In: Nuovo Orione, vol. 81 pp. 30 - 35. 1999.
 
 
Abstract
(English)
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Abstract
(Italiano)
Il lancio del primo satellite artificiale, lo Sputnik 1, il 4 ottobre 1957, non si limito’ a stupire il mondo e ad aprire una nuova era, ma cambio’ per sempre il rapporto tra gli esseri umani e la sfera celeste. Fino a quel fatidico venerdi, infatti, la volta stellata era stata popolata esclusivamente da astri naturali che, anno dopo anno, millennio dopo millennio, non avevano mai cessato di affascinare e colmare di meraviglia innumerevoli generazioni. Con il piccolo satellite russo c’era un motivo in piu’ per osservare il cielo, sperando di cogliere in uno dei suoi sorvoli quella piccola sfera di metallo luccicante, frutto dell’ingegnosita’ e della cocciutaggine degli uomini. Negli anni che seguirono altri satelliti vennero lanciati, e la loro osservazione ottica, a occhio nudo o con l’ausilio di binocoli o speciali camere telescopiche, divenne un’attivita’ fiorente tra professionisti e dilettanti, ansiosi di sfruttare le nuove opportunita’ che si stavano aprendo. Le orbite di molti satelliti e razzi, determinate con buona precisione grazie alle osservazioni ottiche eseguite un po’ da tutto il mondo, permisero infatti di migliorare le conoscenze sulla forma della Terra e sull’alta atmosfera; fu anche possibile determinare con precisione le distanze tra localita’ molto lontane tra loro. Tuttavia, col trascorrere dei decenni, queste tecniche pionieristiche lasciarono il passo a metodologie alternative, apparentemente piu’ precise, ma anche piu’ complesse e costose. L’osservazione ottica dei satelliti in luce solare riflessa divenne percio’ sempre meno importante per lo studio del nostro pianeta e dello spazio che lo circonda, anche se non e’ stata abbandonata del tutto per rispondere a particolari quesiti. Se pero’ includiamo le osservazioni di satelliti illuminati da potenti impulsi di luce laser per determinarne con estrema precisione la traiettoria, entriamo in un campo di ricerca di estrema attualita’ e importanza. Nel frattempo lo spazio circumterrestre e’ diventato particolarmente affollato. A poco piu’ di 40 anni dal debutto della prima luna artificiale, sono stati effettuati poco meno di 4000 lanci nello spazio, e nonostante molti oggetti siano ricaduti, o siano stati fatti rientrare, sulla Terra, attualmente orbitano il nostro pianeta circa 2500 satelliti e 1500 stadi superiori di razzi vettori. I satelliti funzionanti sono circa 500: tutti gli altri oggetti hanno esaurito il loro compito e continuano ad inanellare orbite, prigionieri delle leggi della meccanica cesleste. Questo affollamento di oggetti artificiali, il cui numero e’ confrontabile con quello delle stelle teoricamente visibili ad occhio nudo su tutta la sfera celeste, ha cominciato a disturbare non poco gli astronomi. Su una tipica lastra Schmidt di 6° x 6°, esposta entro le 2 ore dopo il tramonto o prima dell’alba, si possono ormai contare mediamente circa 3 tracce prodotte da satelliti artificiali che attraversano il campo di vista. E anche se le nuove tecniche elettroniche di osservazione e di elaborazione dati permettono di ovviare, in parte, a questi problemi, questa forma particolare di inquinamento luminoso non puo’ essere sottovalutata, anche alla luce di certi progetti futuri, come gli “specchi spaziali” (in Russia ne sono stati concepiti alcuni, per illuminare di notte le remote citta’ siberiane, luminosi quanto alcune centinaia di lune piene). Ovviamente, per i radioastronomi, alle prese con le interferenze radio dei sistemi satellitari per le comunicazioni, la situazione e’ molto peggiore e in sempre piu’ rapido deterioramento, ma questa e’ un’altra storia
Subject Aerospace
Satellites
J.2 Physical Sciences and Engineering


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